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30 novembre 2021

OTORINOLARINGOIATRIA E COVID-19

I disturbi dell’olfatto causati dal Covid-19

Prof. Pietro Nicolai_2021
Il Prof. Pietro Nicolai, Direttore della UOC Otorinolaringoiatria dell'Azienda Ospedale-Università Padova
In media circa il 60% dei pazienti positivi al Covid-19 ha problemi di olfatto. Questo vuol dire che in alcune casistiche questo valore raggiunge anche l’85% dei malati. Sono i dati presentati dal Prof. Piero Nicolai, Direttore della Unità di Otorinolaringoiatria dell’Azienda
Ospedale-Università Padova, che con il direttore generale Giuseppe Dal Ben ha incontrato i giornalisti per un focus su Otorinolaringoiatria e Covid-19.

I disturbi dell’olfatto
I disturbi dell’olfatto e del gusto sono tornati prepotentemente alla ribalta con il Covid-19. I disagi di queste complicanze, osservate anche in altre infezioni virali seppure in percentuale minore, erano stati talvolta sottovalutati fino all’avvento dell’infezione SARS-CoV-2. Recenti studi hanno dimostrato che il virus colpisce il sistema olfattivo e gustativo a diversi livelli. I disturbi dipendono principalmente da un danno dei recettori nasali e orali, con la possibilità di coinvolgimento anche del sistema nervoso centrale. Le indagini per appurare la gravità delle conseguenze dell’infezione prevedono due metodologie: un’analisi soggettiva, di facile e rapida esecuzione, che consiste nella somministrazione di questionari al paziente al quale si richiede una valutazione personale dell’entità dei sintomi e dell’impatto che questi hanno sulla qualità di vita; una seconda di carattere oggettivo, sicuramente più laboriosa ma più precisa nell’esprimere il reale danno arrecato dall’infezione virale. Queste caratteristiche favoriscono l’uso più frequente del primo tipo di valutazione nella routine clinica, mentre nell’ambito di studi clinici si privilegia la seconda tipologia.

Focus: incidenza dei disturbi di olfatto e gusto nella malattia Covid-19
Tra i molteplici studi condotti in merito, si distinguono le ricerche nate nel Nordest italiano, in
particolare a Treviso, Padova e Trieste. Un gruppo campione composto da soggetti positivi è stato monitorato per 12 mesi, per studiare nel tempo l’andamento dei sintomi.

Dall’esperienza è emerso che:
  • Il 64% dei positivi presentava disturbi all’olfatto nel momento della comparsa dell’infezione e che il 23% di questi aveva una perdita totale dell’olfatto (anosmia);
  • A un mese dalla comparsa dell’infezione circa il 50% dei pazienti presentava ancora questi disturbi;
  • A 6 e 12 mesi le alterazioni dell’olfatto sono scese rispettivamente al 20% e al 17% tuttavia con un 7% di pazienti ancora anosmici
“E’ ancora difficile stabilire all’esordio dei sintomi quante siano le probabilità di recupero dell’olfatto che ha il singolo paziente, cioè quali siano i fattori che influenzano il risultato a lungo termine” ha detto durante la conferenza stampa il Prof. Piero Nicolai. Sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati ci sono ora le nuove terapie ed i nuovi farmaci, in buona parte ancora in attesa di passare dalla fase sperimentale a quella dell’applicazione clinica. Si sta lavorando molto anche sulla riabilitazione, con particolari “ginnastiche” basate su stimoli olfattori, che stanno dando buoni risultati. “Non bisogna dimenticare l’impatto psicologico che le alterazioni di olfatto e gusto hanno nella vita quotidiana dei pazienti e non solo di chi utilizza questi senso per uso “professionale”, come cuochi e sommelier, ma di tutti noi; per averne un’idea basta pensare a quanto siamo infastiditi dai sintomi del banale raffreddore”
ha continuato il Prof. Nicolai.
“Sono dati molto importanti che riguardano un problema che ha colpito molte delle persone positive al Covid-19. Facciamo i complimenti ai ricercatori e ai medici che stanno portando avanti questi studi e ci auguriamo che possano esserci ulteriori sviluppi positivi per la cura di questi disturbi legati alla malattia” ha aggiunto il Direttore Generale dell’Azienda Ospedale-Università di Padova Giuseppe Dal Ben.
Campagna Bollini Rosa

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