Nefrologia: la nuova area per la dialisi con 54 posti tra cronicità, acuzie, medicina personalizzata e sinergia con il territorio
Data di pubblicazione: 18 settembre 2026
L'Azienda Ospedale Università Padova si conferma attualmente il centro con la più vasta esperienza di cardiochirurgia mininvasiva nel panorama italiano con 300 procedure l'anno. L'équipe del prof. Vladimiro Vida, direttore UOC Cardiochirurgia pediatrica, ha trasformato l'accesso sottoascellare da procedura selettiva per difetti semplici a piattaforma chirurgica per patologie valvolari e anatomie congenite complesse con una pianificazione chirurgica avanzata che utilizza modelli 3D e realtà virtuale. Le cardiopatie congenite sono anomalie strutturali del cuore e dei grandi vasi presenti dalla nascita con un'incidenza di otto casi su mille nati: solo il 60 per cento delle diagnosi avviene attualmente il primo anno di vita.
Una bambina di quattro anni proveniente dagli Emirati Arabi e seguita dalla Cardiochirurgia della Columbia University è stata presa in carico dal prof. Vida per stenosi valvolare mitralica congenita severa, stenosi sopravalvolare e sottovalvolare mitralica, ipertensione polmonare secondaria, coartazione aortica. E' stato utilizzato un approccio mini invasivo con minitoracotomia ascellare destra e con circolazione extracorporea periferica. La chirurgia riparativa ha previsto una plastica valvolare mitralica complessa: resezione della membrana sopra valvolare mitralica, commissurotomia valvolare, correzione dell'apparato sottovalvolare. L'intervento è stato completato con successo tecnico, con estubazione precoce in giornata, con rapida stabilizzazione emodinamica, senza alcuna complicanza.
Padova con l'équipe del prof. Vida risulta essere il centro con più alta attrattività nazionale e internazionale: il 48 per cento dei pazienti arrivano, infatti, da altre regioni italiane e spesso anche dall'estero sia per le peculiarità di trattamento, sia per l'innovazione tecnologica, sia per l'alta personalizzazione delle cure.
Sarà una delle dialisi PIU’ GRANDI D’ITALIA.
- Ospedale Sant’Antonio: un unico polo per la cronicità
Il progetto di ampliamento nasce dall’esigenza di incrementare la capacità assistenziale della Dialisi, situata al secondo piano dell’OSA, attraverso la riqualificazione e l’adeguamento di alcuni spazi già attivi. Il raggruppamento logistico dei posti letto tecnici consentirà di creare un grande polo dedicato alla cronicità nefrologica, capace di integrare elevata specializzazione, tecnologie avanzate e presa in carico multidisciplinare. La nuova dialisi ricoprirà una superficie complessiva di 177 mq con nuovi ambienti e nuove postazioni dedicate all’attività dialitica, migliorando al contempo la funzionalità e la qualità degli spazi a disposizione di pazienti e operatori sanitari.
Sono state realizzate presso l’area dialisi dell’OSA tre nuove stanze per la dialisi, per complessive dieci postazioni dialitiche in più rispetto alle precedenti, ci sarà un ambulatorio medico in più, dotato di una ulteriore postazione dialitica e due presidi magazzino indipendenti, ottenuti attraverso la suddivisione dell’attuale area di magazzino. Le nuove postazioni sono state progettate con specifiche dotazioni impiantistiche e tecnologiche necessarie allo svolgimento dell’attività dialitica, i lavori hanno comportato un’importante opera di adeguamento degli spazi esistenti. Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza e alla funzionalità degli ambienti, con l’installazione di controventature antisismiche per i nuovi controsoffitti e di elementi di protezione.
L’intervento ha previsto anche il riassetto e l’integrazione degli impianti esistenti, con il recupero delle componenti tecniche compatibili con la nuova configurazione degli ambienti e la realizzazione delle nuove predisposizioni necessarie al funzionamento delle postazioni dialitiche. Ogni postazione è stata dotata delle necessarie connessioni elettriche, dati e sanitarie, oltre alle predisposizioni per la biosmosi e agli scarichi individuali, così da garantire adeguati livelli di funzionalità e sicurezza nello svolgimento delle attività assistenziali. Il riammodernamento ha permesso anche la realizzazione di un nuovo sistema di trattamento e distribuzione dell’acqua destinata alle attività di dialisi, dimensionato per garantire il fabbisogno dell’intero reparto. L’intero sistema è gestito da un sistema centralizzato di supervisione e controllo, che consente il monitoraggio continuo dei parametri, la registrazione dei dati e la tempestiva segnalazione di eventuali anomalie.
L’impianto è stato progettato ponendo particolare attenzione alla sicurezza dei pazienti, affidabilità e continuità del servizio, alla qualità dell’acqua e all’efficienza dei consumi, con una capacità adeguata a supportare l’attività del reparto nella sua configurazione finale di 40 posti letto. - Via Giustiniani: acuzie e recupero dopo AKI
Gli otto posti della sede di via Giustiniani saranno dedicati in particolare al paziente acuto e ad elevata complessità assistenziale, in stretta integrazione con le aree intensive, chirurgiche e ad alta intensità di cura. La scelta della metodica depurativa — intermittente, prolungata o continua — verrà adattata alle condizioni emodinamiche, al bilancio dei fluidi e alle necessità cliniche del singolo paziente. Un elemento qualificante sarà il percorso dedicato alla Acute Kidney Injury (AKI), la più nota insufficienza renale acuta, anche dopo la sua fase iniziale. Lo scopo è accompagnare il paziente nel recupero della funzione renale attraverso programmi di follow-up e riabilitazione nefrologica, intervenendo precocemente sui fattori di rischio per ridurre la transizione da AKI a malattia renale cronica (CKD). - CAL ai Colli: la dialisi integrata nella vita del paziente
I sei posti del CAL ai Colli rappresentano il terzo elemento del modello: una dialisi maggiormente integrata con il territorio, destinata ai pazienti meno fragili, clinicamente stabili e con maggiore autonomia. In questo contesto il rapporto tra struttura assistenziale e paziente diventa più naturale e meno ospedaliero. L’obiettivo è favorire autonomia, responsabilizzazione e qualità di vita, avvicinando il trattamento alla quotidianità della persona. Per il paziente cronico più autonomo, infatti, la dialisi non deve essere percepita come il centro attorno al quale organizzare tutta la propria esistenza, ma come una terapia da integrare nella propria vita, preservando per quanto possibile relazioni familiari, attività sociali, lavoro e progettualità personale.
Il nuovo assetto rappresenta, quindi, molto più di un ampliamento strutturale. È un modello organizzativo nel quale luogo di cura, intensità assistenziale e metodica depurativa vengono scelti sulla base delle esigenze della persona. Dalla cronicità complessa dell’OSA, alla gestione dell’acuto e del percorso post-AKI in via Giustiniani, fino alla dialisi territoriale e maggiormente autonoma del CAL ai Colli, il principio comune è quello di una ‘precision dialysis’ capace di adattare la terapia al paziente e non il paziente alla terapia.
Dott.ssa Carla Destro, Direttore Sanitario Azienda Ospedale Università Padova: ‘Si tratta di un progetto che nasce da una consapevolezza precisa: il sistema sanitario è chiamato a confrontarsi sempre di più con una realtà nella quale la cronicità costituisce una delle principali sfide assistenziali, organizzative e sociali. La dialisi, infatti, non è solo una prestazione sanitaria: è una parte significativa della vita delle persone che ne hanno bisogno e per molti pazienti significa sottoporsi con regolarità a un trattamento indispensabile, organizzare il proprio tempo, conciliare le esigenze della cura con quelle della famiglia, del lavoro e della vita quotidiana. Il nostro impegno è stato, quindi, confermare la qualità dell'assistenza erogata così come è stata garantita negli anni passati e al contempo creare nuove condizioni perché il paziente si trovi in un luogo tecnologicamente avanzato, comodo per l’accesso, accogliente per la permanenza.
Voglio rivolgere un ringraziamento sincero alle persone che ogni giorno rendono possibile questo servizio. Penso, innanzitutto, al personale sanitario: ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai tecnici, al personale amministrativo e a tutte le professionalità che con competenza e responsabilità lavorano quotidianamente al fianco dei pazienti. Chi lavora nell'assistenza alle persone con patologie croniche sa bene quanto sia importante curare, ma anche ascoltare e dare ruolo alla relazione con il paziente.
La riorganizzazione che abbiamo intrapreso è una trasformazione che coinvolge persone, professionisti, comunità e territori: come ogni trasformazione importante ha richiesto fatica. Non è stato semplice, il cambiamento ha preteso tempo, confronto, capacità di affrontare problemi, di prendere decisioni e, in alcuni momenti, anche di gestire inevitabili difficoltà. E proprio perché è stato impegnativo, oggi dobbiamo avere anche la consapevolezza che il percorso non può considerarsi concluso. Per questo, il nuovo modello potrà essere ulteriormente migliorato: insomma, non è un punto di arrivo, ma l'inizio di un percorso.’
Prof. Federico Nalesso, direttore UOC Nefrologia: ‘Non esiste un unico paziente e, quindi, non può esistere un’unica dialisi. Con questa riorganizzazione vogliamo superare un modello uniforme e costruire percorsi realmente personalizzati sul singolo. Il paziente cronico complesso, la persona con insufficienza renale acuta e chi è clinicamente stabile ed autonomo hanno sicuramente bisogni diversi: per ciascuno scegliamo la sede, l’intensità assistenziale e la metodica depurativa più appropriate, all’interno di un sistema unitario ed integrato. Un’attenzione specifica è riservata anche al percorso successivo all’insufficienza renale acuta, per favorire il recupero della funzione renale e ridurre il rischio di progressione verso la malattia renale cronica. Per le persone più autonome, invece, l’obiettivo è integrare la dialisi nella vita quotidiana, evitando che siano costrette ad organizzare tutta la propria esistenza attorno al trattamento dialitico. Questo è il significato di una nefrologia moderna e tecnologicamente avanzata: cure personalizzate e un impiego appropriato ed efficiente di strutture, tecnologie e competenze multidisciplinari. All’Ospedale Sant’Antonio potremo assistere fino a 80 pazienti cronici al giorno, con una capacità complessiva di 160 pazienti distribuiti su quattro turni dialitici. A questi si aggiungono i 24 pazienti attualmente seguiti al CAL ai Colli e i pazienti acuti trattati nella sede di via Giustiniani. La rete erogherà oltre 30.000 sedute di dialisi cronica all’anno, oltre ai trattamenti destinati ai pazienti con insufficienza renale acuta’.
Voglio rivolgere un ringraziamento sincero alle persone che ogni giorno rendono possibile questo servizio. Penso, innanzitutto, al personale sanitario: ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai tecnici, al personale amministrativo e a tutte le professionalità che con competenza e responsabilità lavorano quotidianamente al fianco dei pazienti. Chi lavora nell'assistenza alle persone con patologie croniche sa bene quanto sia importante curare, ma anche ascoltare e dare ruolo alla relazione con il paziente.
La riorganizzazione che abbiamo intrapreso è una trasformazione che coinvolge persone, professionisti, comunità e territori: come ogni trasformazione importante ha richiesto fatica. Non è stato semplice, il cambiamento ha preteso tempo, confronto, capacità di affrontare problemi, di prendere decisioni e, in alcuni momenti, anche di gestire inevitabili difficoltà. E proprio perché è stato impegnativo, oggi dobbiamo avere anche la consapevolezza che il percorso non può considerarsi concluso. Per questo, il nuovo modello potrà essere ulteriormente migliorato: insomma, non è un punto di arrivo, ma l'inizio di un percorso.’
Prof. Federico Nalesso, direttore UOC Nefrologia: ‘Non esiste un unico paziente e, quindi, non può esistere un’unica dialisi. Con questa riorganizzazione vogliamo superare un modello uniforme e costruire percorsi realmente personalizzati sul singolo. Il paziente cronico complesso, la persona con insufficienza renale acuta e chi è clinicamente stabile ed autonomo hanno sicuramente bisogni diversi: per ciascuno scegliamo la sede, l’intensità assistenziale e la metodica depurativa più appropriate, all’interno di un sistema unitario ed integrato. Un’attenzione specifica è riservata anche al percorso successivo all’insufficienza renale acuta, per favorire il recupero della funzione renale e ridurre il rischio di progressione verso la malattia renale cronica. Per le persone più autonome, invece, l’obiettivo è integrare la dialisi nella vita quotidiana, evitando che siano costrette ad organizzare tutta la propria esistenza attorno al trattamento dialitico. Questo è il significato di una nefrologia moderna e tecnologicamente avanzata: cure personalizzate e un impiego appropriato ed efficiente di strutture, tecnologie e competenze multidisciplinari. All’Ospedale Sant’Antonio potremo assistere fino a 80 pazienti cronici al giorno, con una capacità complessiva di 160 pazienti distribuiti su quattro turni dialitici. A questi si aggiungono i 24 pazienti attualmente seguiti al CAL ai Colli e i pazienti acuti trattati nella sede di via Giustiniani. La rete erogherà oltre 30.000 sedute di dialisi cronica all’anno, oltre ai trattamenti destinati ai pazienti con insufficienza renale acuta’.
Ultimo aggiornamento: 18/09/2026 11:58

