XVIII edizione "Cento città contro il dolore"
Data di pubblicazione: 30 settembre 2026
evento: 03/10/2026 12:00

Informazioni presso i desk nell’atrio Monoblocco Policlinico e nell’atrio dell’Ospedale S. Antonio.
Il tema di questa edizione è: Cosa resta del Dolore? Riflessioni sui percorsi della ricerca e della cura.
“Cosa resta del dolore” è il titolo provocatorio scelto per l’edizione 2026 della Giornata, con l’obiettivo di sollecitare una riflessione da parte delle Istituzioni Sanitarie su quanto sia ancora tortuoso il percorso dei cittadini affetti da malattie dolorose croniche e su quanto sia necessario investire nella ricerca per fornire risposte a queste patologie complesse.
Nonostante nel nostro Paese il diritto alla cura sia garantito da una legge che ha permesso la realizzazione di una rete specifica di assistenza ospedaliera (progressivamente implementata negli anni con decreti attuativi) e l’inclusione delle patologie dolorose croniche nei Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale che garantiscono a tutti i cittadini l’accesso alle cure per alleviare le sofferenze nelle reti di cure palliative, hospice, assistenza domiciliare e terapia antalgica specialistica, ancora oggi troppo spesso, per non dire abitualmente, le persone che ne soffrono restano consegnate alla solitudine e affidate al “fai da te”. Le indicazioni verso percorsi specialistici risultano infatti frammentarie e casuali, soprattutto quando sarebbe fondamentale garantire continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Una realtà perfetta sulla carta, ma troppo spesso disattesa nella pratica quotidiana.
La Fondazione ISAL ha analizzato questa condizione anche attraverso il numero verde, al quale si rivolgono cittadini che convivono da anni con il dolore senza aver ricevuto indicazioni dai medici a cui si sono rivolti per accedere ai centri di terapia del dolore. La stessa indagine condotta con l’Istituto Superiore di Sanità evidenzia una condizione diffusa di sofferenza: milioni di persone, dopo anni di malattia, non hanno ancora ricevuto una diagnosi o convivono con dolori non trattati adeguatamente. Ancora oggi, molti pazienti vengono dimessi da Strutture Sanitarie sia pubbliche che private con una condizione di dolore persistente, sia oncologico sia non oncologico, spesso di origine post-chirurgica o traumatica, senza essere avviati a un percorso di presa in carico presso i centri specialistici della rete ospedaliera nazionale, né informati sulla possibilità di richiedere una consulenza specialistica in caso di persistenza del dolore. Esiste inoltre una vasta popolazione affetta da malattie dolorose croniche che, pur seguita in ambiti specialistici, non trova soluzioni efficaci, anche a causa della carenza di programmi di ricerca dedicati. Da anni si segnala come, nonostante l’esistenza di una legge e di un inquadramento accademico, il dolore cronico resti un “fantasma” non rappresentato nei bandi di ricerca, sia nazionali (Ministero dell’Università e della Ricerca) sia europei. In assenza di progetti dedicati, è difficile sviluppare una ricerca autonoma capace di produrre nuove conoscenze sull’indagine dei tanti temi di rilievo quali l’analisi dei fattori di rischio, la definizione dei modelli di prevenzione, l’individuazione degli strumenti per una diagnosi di precisione e la sperimentazione delle terapie innovative, con l’obiettivo di offrire una reale possibilità di guarigione ai milioni di persone che oggi restano senza cure adeguate.
Ultimo aggiornamento: 30/09/2026 09:08

