Tre aneurismi complessi dell’arco aortico sono stati trattati senza aprire il torace e senza arrestare la circolazione grazie anche alla realizzazione di un modello in 3D dell’aorta.
Data di pubblicazione: 05 ottobre 2026
Un importante risultato per la UOC Chirurgia Vascolare dell'Azienda Ospedale Università Padova, diretta dal prof. Franco Grego, che ha operato tre pazienti con una tecnica endovascolare microinvasiva. Attraverso le arterie sono state impiantate endoprotesi dedicate per escludere gli aneurismi e mantenere il normale flusso di sangue verso il cervello e verso gli arti superiori. Si tratta di procedure complesse che sono state completate in tre diversi pazienti con successo e senza successive complicanze.
Un ruolo fondamentale è stato svolto dalla pianificazione personalizzata: a partire dalle immagini della TC sono stati ricostruiti e stampati modelli anatomici 3D dell’aorta di ciascun paziente. I modelli in 3D hanno permesso di studiare con precisione ogni anatomia, scegliere la strategia più adatta, prevedere i passaggi più delicati dell’intervento.
L’attività è stata realizzata e coordinata dal prof. Michele Antonello nelle sale ibride con il contributo di un’équipe multidisciplinare composta da chirurghi vascolari, anestesisti, infermieri e personale di sala operatoria. Un risultato reso possibile dall’integrazione tra tecnologia, pianificazione e competenza, ma soprattutto dal lavoro di squadra e dalla dedizione di tutti i professionisti coinvolti.
Questo nuovo approccio endovascolare ha segnato un vero e proprio cambio di paradigma nella chirurgia dell’arco aortico, un segmento particolarmente delicato per la vicinanza al cuore e per l’origine delle arterie che portano il sangue al cervello. Infatti, attraverso due soli accessi percutanei - uno all’arteria femorale e uno all’arteria omerale - è stato possibile intervenire dall’interno dei vasi senza aprire il torace e senza ricorrere all’arresto circolatorio: caratteristiche che hanno portato a definire questo approccio microinvasivo. Un trattamento all’avanguardia che ha richiesto sale operatorie ibride ad alta tecnologia e competenze specialistiche avanzate, oltre ad un lavoro con un team multidisciplinare. Il carattere microinvasivo dell’intervento ha consentito di ridurre al minimo il trauma chirurgico con la prospettiva di limitare le complicanze e ampliare il numero di pazienti che possono beneficiare del trattamento.
Ultimo aggiornamento: 05/10/2026 10:24

